"La Bottiglia" ~ Andrea Vaccaro - Magna Cum Laudae

venerdì 5 gennaio 2007

"La Bottiglia"

Era oramai almeno mezz'ora che correva a perdifiato nel tenue fascio di luce proiettato della torcia,il sudore a bagnargli la fronte e il corpo tanto da farlo rabbrividire, forse per la paura o forse per il freddo pungente dei corridoi.

Era entrato nelle cantine della Möet & Chandon con uno scopo ben preciso, quello di trovare e rubare un'antica bottiglia che,come indicava il diario di uno dei primi dipendenti, si trovava in una piccola stanza nascosta dietro alla pila 18990. Era qualcosa di estremamente prezioso e raro e che ,senza alcun problema, sarebbe riuscito a piazzare fra i vari collezionisti suoi clienti.

L'aveva trovata quella stanza. Non era stato difficile. Ed era riuscito a prendere la bottiglia, ma mai si sarebbe aspettato di sentire una risata che lo aveva scosso fino nell'anima facendolo tremare.
Ora era li a correre, il peso della bottiglia nello zaino, in quel labirinto di corridoi che sono le cantine della Möet, e quella risata sempre più vicina, sempre più cupa, sempre più spettrale.

Il suo nome è Stephan Hocquart e da anni fa il ladro professionista. Cresciuto senza genitori, una cosa abbastanza comune nel suo ambiente, si era, per cosi dire, specializzato nel furto di opere d'arte e proprio durante una “visita” in casa di una delle sue vittime, aveva avuto modo di soffermarsi a leggere le pagine di un diario polveroso aperto sulla scrivania della sua vittima.

La risata ora sembra più lontana – Forse l'ho distanziata – pensa e rallenta per gettare un occhio alla mappa della cantina - Destra, sinistra poi dritto e sono fuori di qui - non gli sembra difficile. Ma quella piccola perdita di tempo riduce le distanze con il suo inseguitore. La risata rimbomba sempre di più nel silenzio dei corridoi, Stephane è nel panico. La risata sembra essere vicinissima e questo lo distrae dalla strada.
La fioca luce della torcia ora illumina solamente una parete di mattoni mentre la risata si fa sempre più pressante. A questo punto ha un'idea, lasciargli la bottiglia, allontanare da se quella maledizione e fuggire. Qualche passo indietro e appoggia la bottiglia al centro del corridoio e poi corre in fondo per mettere più distanza possibile con la bottiglia.

E' rannicchiato sul fondo del corridoio, quando sente la risata avvicinarsi É cosi vicina da sentire anche i passi pesanti di Lei, al passaggio della creatura le bottiglie ai lati del corridoio sembrano brillare come di una luce innaturale. La risata è cessata. Il silenzio acuisce ancora di più la tensione mentre la luce della torcia vibra e sembra volersi spegnere. Anche il fascio proiettato sembra ridursi quando Lei si avvicina, si riduce fino a spegnersi completamente.

Solo la risata e due occhi gialli che balenano nel buio.



1 commenti:

ni ha detto...

erano quelli gli occhi di ivan terzo detto "il terribile": progenie di fedeli cuccioloni da compagnia dei conti serbellonimazzantiviendalmare, animaletti eccelsi nel mozzar mani ai dipendenti più sventurati...


Eccoti una risposta carissimo!!!!
Speravi di meglio eh??? Purtroppo le magnate sotto le feste mi hanno limitato l'attività cerebrale. Sorry.