Alla chiusura del Salone del Gusto e di Terra Madre, la manifestazione luogo di incontro delle comunità agricole e dei produttori di tutto il mondo, svoltesi in questi giorni a Torino, è l'ora non soltanto dei bilanci, ma anche il momento di interrogarsi sulle linee guida proposte da Carlin Petrini, che stanno configurando Slow Food sempre più come un vero movimento ambientalista globale.
Durante la seconda edizione di Terra Madre si è discusso su quello che è il continuo e indiscriminato uso delle risorse naturali del pianeta, in una situazione sempre più “drammatica”, e su quale possa essere il futuro di questo tipo di economia di sfruttamento intensivo.
Terra Madre e Slow Food hanno di fatto indicato quella che può e deve essere la via per rispondere e modificare questa situazione.
Puntare allo sviluppo e supporto delle economia locali su tutti i fronti, preservare le biodiversità e garantire prodotti che devono essere buoni, puliti e giusti, buoni non solamente da un punto di vista edonistico ma buono anche nel rispetto della natura e dei suoi produttori.
Ed è proprio una filosofia, questa di Slow Food, che ha incontrato un numero sempre più grande di interlocutori, soprattutto negli ambiti chiave del settore. Molte sono state infatti quest'anno le partecipazioni dei cuochi (tra cui Ferran Adrià) e dei docenti universitari che sono intervenuti durante gli incontri nell'ottica, auspicata da Petrini , di un'alleanza con le università e con la scienza per continuare a operare cambiamenti sul mondo.
Anche il Salone del Gusto ha registrato una favorevole risposta di pubblico che ha dimostrato non soltanto interesse per queste tematiche ma anche una sempre più grande informazione e conoscenza del settore. Una conoscenza che non tocca solamente più una limitata fascia di età o classe sociale ma che sempre di più si avvicina ai giovani, come dimostrato dall'ampia partecipazione ai congressi e laboratori del gusto che si sono svolti durante il Salone del Gusto.












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