“L'invito a cena” ~ Andrea Vaccaro - Magna Cum Laudae

venerdì 8 dicembre 2006

“L'invito a cena”

“Ciao ragazzi,

so che questa lettera vi arriverà inaspettata soprattuto dopo il mio lungo silenzio ma domani tornerò a Roma per un paio di giorni.

Mi farebbe veramente piacere potervi incontrare al ristorante li dove ci siamo lasciati quasi 10 anni fa. L'appuntamento è alle 21,00 all'Osteria del Gambero.

Un saluto

Andrea Vaccaro”

Il testo della lettera che ho inviato ai miei amici è li, riposto sul letto, accanto alla pistola.

Prendo tutto e esco di casa. Non manca molto alla partenza del volo.

Ed ora sono qui che attendo l'arrivo dei miei amici e nel contempo ho il modo di guardarmi intorno.

Non è veramente cambiato nulla da allora.

Il locale è sempre bello ed elegante, come mi ricordavo. La sala, non particolarmente grande, ha mantenuto l'arredamento sobrio, i mobili di legno chiaro e le stampe di E appese alle pareti.

Noto con piacere che anche la scelta musicale non è cambiata. Mi fermo un attimo ad ascoltare le note di un brano di Duke Ellington che, in sottofondo, riempono la sala.

Era la sera del mio compleanno quando ho detto loro addio. Stavamo ridendo e scherzando quando gli ho detto che sarei partito per sempre.

Per andare in America a cercare fortuna, un pò come si faceva nei primi anni del novecento.

Qui in Italia non avevo nessuna possibilità, nessuna prospettiva.

L'unica era andare via, provare a iniziare una nuova vita altrove. E cosi sono partito.


Eccoli.

Li guardo entrare nella sala. Si guardano intorno, forse anche loro colpiti da come nulla sia cambiato. Fino a che non incontrano il mio sguardo e i loro volti si illuminano.
Io rimango in piedi a guardali e sorrido mentre si avvicinano.

Dopo tanti abbracci e saluti, siamo finalmente seduti a tavola. E' bello riaverli intorno, rivedere facce amiche e soprattuto poter condividere, come facevamo una volta, i piaceri della tavola.

Mentre ordiniamo mi tempestano di domande, è ovvio. Vogliono sapere tutto quello che mi è successo in America. Ed io rispondo, continuo a parlare, mentre sorseggio un buon bicchiere di Terlaner e, per un attimo, mi faccio distrarre dal suo profumo fine ed elegante. Ne traggo un sorso che mi ristora dal lungo parlare.

La discussione ora si è ampliata, non si parla più solo più di me. Per fortuna. Non sono una persona che ama molto stare al cento dell'attenzione. E, mentre parliamo, il cameriere si avvicina al nostro tavolo portando il primo piatto.

Il profumo di rosmarino mi arriva fino al cuore, risvegliando l'appetito. Davanti a me un piccolo monte di tagliatelle fumanti mi invita a mangiarle. Ora nessuno parla, tutti concentrati su quei profumi. La forchetta raccoglie una filo di pasta e un pezzetto di coniglio ben rosolato, ricoperto da un trito finissimo di rosmarino. Sento la salivazione ancora prima di portare la forchetta in bocca.

Il sapore è travolgente, il coniglio morbido e succulento rilascia i suoi umori al primo morso.

Ci godiamo il piatto in completo silenzio, tutti assorbiti dal gusto e, mentre mangiamo, ci sorridiamo, ripensando ai bei momenti vissuti assieme.

I piatti si svuotano e noi rimaniamo li, in silenzio per un po, godendoci la piacevole sensazione.

L'arrivo del cameriere interrompe purtroppo questo piccolo momento di quiete. Quiete soprattuto per me. E infatti, mentre ci cambiano il vino e in attesa della prossima pietanza, si ritorna a parlare. Ho modo di scoprire tante cose su come sono andate le loro vite e su cosa è successo loro in questi dieci anni.

Il pasto procede benissimo. La carne di cinghiale, rosolata sulla griglia dopo la lunga marinatura, si scioglie in bocca, mentre la salsa di ribes ne bilancia la grassezza, creando un grande effetto sul palato. Mangiamo e chiacchieriamo. Ridiamo, ripensando a tante serate passate insieme.

Il tempo scorre e, con lui, se ne va anche un'altra bottiglia di vino.

Il dolce è come un piccolo avviso che la serata sta per finire. Anche se è difficile trovare un'accezione negativa per questo trionfo di cioccolato che ammicca dal piatto davanti a me.

Disposto al centro un millefoglie di cioccolato amaro e panna. Il suo sapore mi lascia quasi stordito, mentre il gusto mi avvolge la bocca. La sfoglia croccante spezza perfettamente il morbido delle creme creando una perfetta consistenza che rende piacevole ogni morso.

Mentre aspettiamo il caffè ho modo di guardare le facce soddisfatte e sorridenti dei miei vecchi amici. Forse anche per loro una serata con gli amici, lontani dalla famiglia e dai problemi, è quanto di più bello si possa avere.

E un po me ne dispiaccio perché questa sera dovrò uccidere uno di loro ma in fondo...

...è il mio mestiere.




2 commenti:

Anonimo ha detto...

Un racconto decisamente noir nel miglior stile di Lucarelli!

Franganghi ha detto...

Magnifico.
Come mai non hai avvertito i tuoi amici di questo nuovo blog? Non vuoi far scoprire la tua nuova professoine? Eheheh...h